La verità è che, come quando scoppia una guerra, tutti ci ricordiamo il sapore della pace: e oggi mi ritrovo a scrivere le cose di ieri e a riflettere però sui drammi di oggi. Non sono un vero attivista, non mi piace la ribalta, odio le prime donne e come dicono alcuni “non ci metto la faccia”, ma questo non significa che mi lascio travolgere dal fatto. Sono un pacifista e la guerra non mi piace anche quando le bombe non cadono e sono un conservatore e con-servo anche quando i palazzi non crollano. Ma siccome sono un conservatore e la tutela mi scorre (mio malgrado!) nelle vene so bene che non è un crollo – sul quale tra l’altro c’è tanto da discutere e poco da sentenziare – non fa primavera, e una rondine (di solito) fa un po’ come gli pare senza curarsi delle stagioni. Oggi piangiamo lacrime di pietre (con permesso, cito un mio caro amico) e mi pare pure giusto perché i morti si piangono e si seppelliscono e non si lasciano marcire sotto le stelle. Oggi (e solo oggi) sono permesse le disperazioni, le lacrime e i capelli strappati, le prefiche e le manifestazioni pubbliche di dolore… nel dolore oggi (e solo oggi) tutto è permesso; ma non sono permessi gli sproloqui, non sono permessi gli “io lo dicevo” o gli “io l’avevo previsto”, non sono permessi i qualunquismi modello silvio del “un crollo al giorno e poi ci costruiscono sopra”. Oggi è permesso dichiarare e denunciare la propria indignazione di una città di s-palle: una città che nata nella gravina le ha voltato le spalle e tradisce la sua storia, in-curante della propria memoria (sigh..incurabili). Domani è un giorno diverso: domani è il giorno della scientifica valutazione dello stato dell’arte, domani comincia il giorno della soluzione. Da domani non si dovrà più sentire che il (mis)fatto è solo colpa del politico di turno, perché in realtà l’addebito è lungo e si radica nel passato meno recente, nel passato remoto di una comunità che ha scelto di non programmare, di illudersi che la soluzione sta nel render bello e turisticamente attrattivo un posto che in realtà consta di problemi strutturali (e sistemici) ben più profondi e che una spruzzatina di cipria (alla matera edizione seconda – qui nascono le gravine) possa risolvere. Io credo che faccia bene alzare la voce e urlare alla disperazione perché in fondo oggi c’è una vittima (in)consapevole e una città con un (altro) pezzo in meno. Ma da domani ci si adoperi per sedersi ad un tavolo e per studiare (nel senso più tecnico-scientifico del termine) un rimedio strutturale: non un’opera provvisionale, non una pirotecnica soluzione (elettorale o da soubrette dell’ultima ora) ma una vera soluzione pensata e non urlata. (purtroppo) Con gli urli non si risolve, non si arriva a soluzioni… anzi magari si costruisce le as-soluzioni a chi non ne avrebbe diritto. E in questo caso nessuno ne ha diritto, nemmeno l’urlante.
to be (PURTROPPO) continued
http://www.gravinalife.it/magazine/notizie/chiusa-alla-circolazione-via-giudice-montea/



